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Acquarelli di

Barbara Bellini (BaBel)

“EVOCAZIONI”

a cura di
Bruna Condoleo

Felice di trasferire sulla carta la sua lirica visione del mondo, con elegante sensibilità cromatica Barbara Bellini si cimenta da tempo con l’acquerello mantenendo tuttavia inalterata la freschezza di una neofita. Una scelta elitaria quella della tecnica dell’acquarello che, dopo i fasti dei secoli XVIII e XIX, nell’età contemporanea annovera pochi ma selezionati cultori, affascinati dalla leggerezza della resa pittorica e dall’evanescenza della forma. Con tocchi fluidi e vaporosi la pittrice sa ricreare atmosfere sospese, scenari naturali imbevuti di emozioni filtrate dalla memoria, panorami nostalgici regolati dai sereni ritmi dell’animo.

Evocatore di alcuni temi cari all’estetica morandiana, l’acquerello di “BaBel” possiede un’intensità elegiaca che si sprigiona da un’estatica restituzione pittorica delle cose: il rude fascino di Matera, la calda bellezza dei paesaggi siciliani, l’atmosfera silente di borghi laziali e umbri, le diafane nature morte, sono tutte immagini consuete che la levità della pennellata sa trascolorare in poetiche apparizioni. I suoi nudi, dipinti con trasparenti stesure di colore, dalle forme dissolte in una luminosità vibrante, coniugano la tenera sensualità del soggetto con un’aggraziata femminilità, memore di smarriti pudori, facendo emergere note di calda umanità.

Se la vita è il luogo della fugacità e della perdita di ogni cosa, l’arte può essere il luogo del ricordo: le emozioni irrepetibili nate da un’impressione visiva, le struggenti sensazioni catturate dalla quotidianità, la bellezza di un corpo vengono tradotte sulla carta quali evocazioni di forme sfumate ed aeree, private del peso della materia, ma capaci di possedere un’intrinseca e autonoma vitalità.

I raffinati acquerelli di Babel, frutto di un’attenzione stupefatta all’universo che la circonda, sono lo specchio di un’appagante interiorità; attraverso un linguaggio figurativo lontano dalla crudezza del reale, essi esprimono una serena contemplazione della natura e un’accettazione consapevole dell’esistenza in cui desiderio e rimembranza, sensualità e smarrimento, meraviglia e trasalimento, superando la mera contingenza, s’intrecciano in forme armoniose.

Barbara Bellini, nata a Livorno e cresciuta a Milano, è ormai “romana” dal 1971. La passione per la pittura fa parte del suo DNA; risalendo l’albero genealogico, dal lato materno, si rincorrono i nomi di pittori e scultori: lo zio Alberto Focardi, il nonno Piero, noto come “il pittore del Garda”, e il bisnonno Ruggero con il fratello Giovanni.
Dopo aver abbandonato pennelli e colori ad olio per moltissimi anni, la passione è ripresa ammirando a Milano i bei lavori ad acquarello della sorella Giannina, che l’ha incoraggiata e le ha fatto dono di una scatoletta di godet.
Lungo il percorso intrapreso, ha avuto la fortuna di incontrare Maestri prestigiosi come il delicato acquarellista romano Giannetto Schneider, che l’ha accompagnata fin dai primi passi con partecipazione e pazienza, il pittore spagnolo Pedro Cano, che ha avuto il privilegio di avere come guida, con i suoi preziosi insegnamenti e le sue ancor più preziose critiche, nel corso di due seminari, a Napoli e a Matera, e la pittrice e illustratrice Barbara Duran, sorridente dispensatrice di consigli ed entusiasmo.

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Barbara Bellini: barbara.bellini3@libero.it
dal 2 ottobre 2009 al 21 novembre 2009 tutti i giorni, tranne la domenica.

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